SUL FILO

First Series /
50x50cm & 70x100cm
Acrilico su tela.

La prima serie realizzata da Andrea, comprendente dieci tele in acrilico, ben distinte e allo stesso tempo fuse insieme in un unico, corale racconto, si intitola “Sul filo”, poiché allude all’equilibrio, così fragile e sottile, che c’è alla base di ogni storia e di ogni vita, equilibrio destinato a rompersi e poi a essere ristabilito in un incessante lotta tra opposti, tra bene e male, tra realtà e sogno, tra giorno e notte. Nella prima opera, intitolata “Equilibrio” (n. 1), l’artista prende le mosse da una situazione iniziale di apparente quiete, dove gli opposti geometrici convivono senza disturbarsi; eppure si tratta di una calma prossima a sfociare in una vera e propria tempesta, in una ribellione, che viene evocata dalle successive quattro opere, “Lotta per la supremazia” (n. 2-3-4-5). In questa fase, di antitesi, l’artista esprime il proprio dissidio interiore di fronte a tutto ciò che è conflittuale, pur tenendo presente che il conflitto è qualcosa di irrinunciabile se si vuole approdare alla fase successiva, se si vuole sciogliere il proprio nodo interiore. E così, nelle quattro opere di “Lotta per la supremazia”, Andrea combatte contro il mondo, ma soprattutto contro se stesso, per poter affermare pienamente la propria identità di artista a tutto tondo; si tratta di una battaglia nella quale non mancano i momenti di vuoto e sgomento, tuttavia in “Lotta per la supremazia” (n. 5), appare evidente una volontà di ascesa, una tenacia innegabile che conduce al superamento degli ostacoli, seppur con fatica e umiltà. Si giunge così alla fase finale del percorso pittorico di Andrea, rappresentata dalle ultime opere: la tela n. 6 si intitola “Ritorno all’ordine”, per sottolineare il superamento della fase di caos precedente e dare risalto alla maturità, espressa anche attraverso le forme geometriche pure e razionali; tuttavia non si può parlare di un finale nel vero senso della parola, perché la negazione e il contrasto sono sempre in agguato: “Non c’è ordine senza disordine” (n. 7) lascia presagire sviluppi enigmatici e controversi, come se l’estro artistico e tormentato irrompesse ancora una volta per rendere più difficile, lungo (ma anche avvincente) il cammino di Andrea: il finale rimane aperto, come è giusto che sia, poiché più che una meta l’artista, attraverso questo complesso di tele, vuole lasciarci intuire il fascino del viaggio in sé, come si evince infine da “Libertà (n.8-9,10). In queste ultime opere è presente l’idea di un approdo, più sognato che vissuto realmente: le forme e i colori cessano di narrare una storia di senso compiuto per divenire concetto puro, squisitamente astratto e, dunque, libero.